Controllo temporale delle azioni della corteccia prefrontale

 

 

LORENZO L. BORGIA

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 16 maggio 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

Prefrontal Cortex di Joaquin Fuster, l’opera monografica che per tanti anni ha costituito il riferimento principale per lo stato dell’arte delle conoscenze su questa regione cerebrale, considerava l’organizzazione temporale dell’azione come compito di fondo e principale di questa struttura che, nelle sue suddivisioni funzionali interne, interviene nella massima parte dei processi cognitivi e delle attività psichiche umane. In realtà, la definizione temporale ha un ruolo cruciale nell’organizzazione razionale di base del materiale psichico, prima ancora che nella temporizzazione dei sottoprocessi che consentono l’esecuzione efficace di atti finalizzati al perseguimento di uno scopo definito. Conosciamo molti aspetti, da quelli neurobiologici a quelli neuropsicologici, delle attività dei circuiti neuronici della corteccia prefrontale che contribuiscono all’organizzazione temporale delle azioni, ma non conosciamo il dettaglio dei processi che consentono alla corteccia prefrontale di controllare temporalmente le attività neuroniche alla base delle azioni.

Xin Ding e colleghi, per andare a definire questi processi sulla base di evidenze emerse da studi pregressi, hanno focalizzato la loro attenzione sui due grandi fasci di proiezione che dalla corteccia prefrontale raggiungono, rispettivamente, il talamo e lo striato. I due tratti cortico-talamico e cortico-striato sono stati studiati combinando differenti approcci: studio neurofisiologico, fotometria specifica per le fibre di proiezione, tecnica optogenetica e sequenziamento di RNA da singolo nucleo, allo scopo di mappare l’attività di queste due importantissime connessioni. L’analisi ha rivelato dati molto significativi.

(Ding X. et al., Distinct activity in prefrontal projections promotes temporal control of action. Proceedings of the National Academy of Sciences USA – Epub ahead of print doi: 10.1073/pnas.2538059123, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: Department of Neurology, University of Iowa, Iowa City, IA (USA); Department of Pharmacology and Neuroscience, University of Iowa, Iowa City, IA (USA); Department of Neurology, University of Minnesota, Minneapolis, MN (USA); Iowa Neuroscience Institute, University of Iowa, Iowa City, IA (USA).

Durante l’espletamento di compiti cognitivi che ci consentono di studiare le basi delle funzioni superiori della corteccia cerebrale, i neuroni prefrontali presentano attività diverse in processi quali la memoria di funzionamento (working memory), l’attenzione e la temporizzazione dell’esperienza e degli atti mentali e materiali. Per comprendere meglio il significato di questa differenziazione funzionale, Xin Ding e colleghi hanno indagato l’attività delle popolazioni neuroniche prefrontali in rapporto alla loro connettività anatomica. A questo scopo hanno sfruttato, nel topo, strumenti specifici per circuito, per catturare l’attività all’interno delle proiezioni prefrontali durante la temporizzazione degli intervalli: un processo cognitivo altamente traduzionale che richiede la working memory, per le regole temporali, e l’attenzione al passare del tempo per stimare gli intervalli temporali della durata di vari secondi.

I ricercatori hanno adottato la registrazione neuronica per catturare l’attività prefrontale durante la temporizzazione degli intervalli, con i pattern principali caratterizzati da aumento monotonico tempo-dipendente durante un intervallo temporale.

Xin Ding e colleghi hanno fatto ricorso alla tecnica dei virus retrogradi per interrogare le proiezioni della corteccia prefrontale (PFC) al talamo mediodorsale (PFC-MD) e allo striato mediodorsale (PFC-DMS). L’indagine ha fatto emergere 3 risultati principali:

1) la fotometria delle fibre specifica per circuito ha rivelato che le attività PFC-MD e PFC-DMS codificavano segnali temporali distinti, con le proiezioni PFC-MD tendenti al decremento funzionale e le proiezioni PFC-DMS tendenti all’incremento funzionale verso la temporizzazione degli intervalli dei tempi di risposta;

2) l’inattivazione circuito-specifica ha rivelato che la soppressione delle proiezioni PFC-DMS comprometteva la capacità interna di stima del tempo da parte dell’animale;

3) il sequenziamento RNA da singolo nucleo, specifico per circuito, di neuroni prefrontali definiti dalle proiezioni, ha rivelato distinti profili trascrittomici delle proiezioni PFC-MD e PFC-DMS, con una maggiore ricchezza di geni associati agli strati corticali e di geni quali Cux2, Camk2n1, Htr4 e Foxp2.

Questi dati suggeriscono che le differenze nell’espressione genica e nella connettività distinguono l’attività durante la temporizzazione degli intervalli. È questo un dato che sicuramene costituisce un piccolo passo in avanti nel cammino della conoscenza neurofisiologica dei processi della corteccia prefrontale che consentono il controllo temporale dell’azione.

 

L’autore della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Lorenzo L. Borgia

BM&L-16 maggio 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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